Torre Accio

 Una torre , una valle, un popolo, quello di Pisticci e Bernalda. Una torre al centro di una vallata storica, quale quella della valle del Basento. La vallata è stata il fulcro della Chora di Metaponto, colonizzata dai greci nel VI sec a.C. Da quei campi i coloni hanno ricavato pregiati prodotti agricoli che sono stati alla base della florida economia di Metaponto, importante colonia della Magna Grecia. L’immagine parla da sola, un bene storico-artistico particolarmente pregevole e in armonia con l'ambiente circostante, assieme al quale costituisce un sito di unicità irripetibile.

I camminatori di Passi Curiosi Cea B&M, domenica 4 ottobre, sono stati a far visita alla Torre Accio,partendo da Bernalda.

La Torre è posizionata su un altopiano a 4 km di distanza da Bernalda, paese sullo sfondo. E’ questa un’altra immagine che rende giustizia alla valenza paesaggistica della torre, ma che evidenzia lo stato di grave degrado in cui versa.

E’ lì da 500 anni, ma lo stato di degrado conservativo in cui si trova, ci fa pensare che ormai il crollo è veramente imminente, se non si interviene tempestivamente.

 Rientra nel territorio di Pisticci ma le sue vicende sono strettamente legate a quelle della fascia costiera metapontina. Tutte le vicende che hanno riguardato Pisticci si trovano puntualmente nel metapontino, in parte sono state determinate da quest’ ultimo. La posizione geografica, i documenti storici, le affinità con altre strutture simili nella regione lucana e calabrese permettono di collocare la torre dell’ Accio nel XVI sec. Fin dai tempi dei fenici, dei greci e dei cartaginesi le coste dell’ Italia meridionale sono state frequentate da mercanti, colonizzatori in cerca di profitti, di fertili terre da coltivare e da abitare. Nel corso dei secoli si sono avvicendati diversi popoli quali i bizantini, gli arabi, i normanni, i corsari barbareschi che devastarono e occuparono il territorio, affermando il loro dominio per poi difenderlo dagli attacchi di altri invasori. Il pericolo del nemico turco che attraverso ripetute incursioni saccheggiava, faceva razzie di bestiame e uccideva gente inerme nei campi o nei piccoli centri abitati, dettò la costruzione di torri di avvistamento e di prima difesa.(La strage di Scannaturchi nel 1565 , merita una cotaizone a parte)

La torre dell’ Accio rientrò nel sistema di difesa costiero jonico della seconda metà del 1500 voluto dal governo aragonense che realizzò un sistema di avvistamento integrato con i fortilizi esistenti. La torre serviva ad avvistare i nemici già sbarcati sulla costa, ma anche quelli che penetravano nell’ entroterra attraverso le rete fluviale ( non a caso la torre sorge vicino al corso del Basento). Dalla’’ Carta manoscritta della terra d’ Otranto’’ e dalla tavola della Basilicata del manoscritto del 1613 di Mario Cartaro, si può osservare la rete di torri sulla linea di costa e nell’ immediato entroterra; in questi documenti sono indicate le sei torri della marina di ponente e le sei torri della marina di levante in un contesto di 380 torri realizzate dal governo vicereale del regno di Napoli in mezzo secolo.

La fortezza di Torre Accio fu istituita con un decreto regio del 1568 emanato da Filippo Dragone, governatore della provincia di Basilicata, per far fronte agli attacchi dei turchi che volevano conquistare il regno. A promuovere la costruzione della torre fu il regio governatore pisticcese Don Roberto De Lo Massaro che godeva della fiducia del re di Napoli, città dei suoi studi e della sua giovinezza. Nel decreto, che imponeva la costruzione di queste torri , era specificata anche la fisionomia che ogni torre doveva avere. Per la costruzione della torre si servì di manovalanza qualificata presente in zona, in particolare dei capomastri Laviola ,di origine bergamasca, e di una squadra di operai, soprattutto pisticcesi e bernaldesi, che eseguirono il progetto forse elaborato dallo stesso governatore pisticcese.

Dall' analisi architettonica di Torre Accio, risulta evidente lo sforzo compiuto dalle autorità di coniugare i principi dell’ estetica con le esigenze militari. Il materiale edilizio utilizzato, veniva recuperato dai resti di Heraclea e Metaponto, dalle fornaci e dal fiume. In particolare , la torre è costruita in parte da carparo , soprattutto sugli angoli , e per il resto da ciottoli. Non vennero usati laterizi perché erano troppo costosi. Il materiale veniva lavorato dallo scalpellino, un mestiere che oggi è quasi del tutto scomparso. Come per le altre, anche per la Torre Accio furono emanati editti sia per la costruzione che per la sua manutenzione, come si legge in alcuni documenti custoditi nella biblioteca di Napoli. Secondo alcune fonti, tramandate oralmente, la torre prenderebbe il nome dalle numerose colture di sedano ( dal latino apium, poi nel dialetto locale “accio”) presenti nella zona, situazione che avrebbe dato il nome all’ omonima località situata a pochi km da Pisticci. Secondo recenti studi del professor Vincenzo D’Andò la suddetta deriverebbe il nome dai resti della tomba del famosissimo tragediografo latino Accio che si fermò nella zona durante la fuga da Roma a Brindisi.

Il monumento però non può risalire all’età di Accio ( III sec. a. C.), ma ad un epoca molto posteriore: venne costruita dai normanni (popoli che invasero le coste meridionali) come conferma la base quadrangolare, per evitare attacchi nemici. Per la molteplicità della sua struttura architettonica e per l'ubicazione topografica, Torre Accio fu una struttura militare di riferimento nell'ambito dei sistemi difensivi dell' interno e della costa. Molte torri in Basilicata risalgono al periodo romano, altre all'epoca normanno-sveva ed angioina con forme svariate che vanno dal casale, al castellum ed al castrum, strutture semplici, nate per assolvere funzioni diverse, in seguito legate alle alterne vicende storiche e politiche dei feudi monastici e laici. Nel territorio sono presenti: torri a pianta quadrata e torri a pianta circolare. Le torri quadrate sono le più antiche, risalenti per lo più all'epoca normanna; internamente cave, divise in più piani sovrapposti con ambienti ricettivi. Erano dislocate nell'ambito della masseria o isolate nel territorio di appartenenza, a guardia dei fiumi a presidio delle principali vie di comunicazione tra la costa e l'entroterra e rivestivano una notevole importanza economica e strategica. Torre Accio rientra in una perfetta maglia difensiva a guardia dell’ interno da probabili attacchi via mare, in un importante guado fluviale, all' incrocio di tratturi legati alla transumanza, come anche al controllo della rete viaria che congiungeva San Teodoro, San Basilio con i Casali di Pisticci e di Bernalda. Ma la sua destinazione originaria era quella di controllo e contenimento delle incursioni dei pirati, Saraceni e Corsari, piuttosto frequenti lungo tutte le coste italiani. I collegamenti tra Torre Accio e altre torri erano visivi ed acustici. Attraverso giochi di specchi di giorno e suoni di campane di notte,si comunicavano necessità e pericoli. Quindi Torre Accio doveva essere provvista anche di campane. Si ignorano tuttavia i codici di messaggio che dovevano essere certamente segreti. Altro sistema di collegamento era quello effettuato con le fumate di giorno ed i fuochi di notte. La torre fungeva anche come alloggio per le famiglie dei cavallari e dei pochi uomini armati, dotati di scarsi mezzi di artiglieria.. In prossimità della stessa era presente anche un piccolo orticello per le esigenze delle famiglie, ai cavallari infatti veniva dato solo il cavallo e l’armatura. Durante il giorno e la notte a turno vigilavano il territorio circostante e ai primi avvistamenti di pericolo i cavallari comunicavano da torre a torre o con i fuochi o con le trombe oppure portavano le terribili notizie con velocissimi cavalli. Questo sistema era efficiente per il 40- 50% Nonostante la torre fosse dotata di un sistema di validi cavallari nel 1677 i saraceni riuscirono ad invadere la costa e a rapire circa 80 persone che poi vendettero come schiavi o portarono in Turchia. Pochissimi uomini riuscirono a sfuggire. Molti altri comuni (allora detti università) come Nova siri, Montescaglioso e Scanzano insieme a Pisticci e a Bernalda furono incaricati di costruire torri di avvistamento. Le università riuscirono a costruire tutte le torri nell’arco di 5-6 anni. Questa torre di difesa era collegata principalmente a Torremare (Metaponto) che all’ origine era una torre di avvistamento, poi ampliata fino a divenire un piccolo castello Questa zona fu donata a Pisticci nel 1100 dai benedettini di Montescaglioso e comprendeva circa 1500 ettari che furono divisi appunto in zone di avvistamento utili per l’ordine pubblico.

Nel 1656 nel regno di Napoli ci fu la peste bubbonica. La popolazione fu decimata, in Basilicata circa il 25% della popolazione morì. Secondo alcune fonti Pisticci invece non venne colpita proprio grazie alla torre che fungeva quasi da ospedale. I viaggiatori infatti venivano fermati per una decina di giorni, se erano contagiosi non venivano fatti entrare in Pisticci altrimenti erano liberi. In questa occasione alla torre furono apportate delle migliorie. Ne 1700 poi la torre non più utile venne abbandonata. Nel 1812- 1813 sotto Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat la torre venne affidata ad una famiglia pisticcese imparentata con la famiglia Nobile- Minnaia i cui discendenti la custodiscono ancora oggi.

Nel regno di Napoli, furono realizzate 380 torri costiere, in Basilicata, lungo la costa jonica sono presenti poche testimonianze di torri ancora in piedi oltre qualche traccia. La torre dell’Accio Il sistema di comunicazione usato ,basate su segnali percepibili facilmente(fumo,specchi ,fuochi e campane), fa pensare che le stesse torri possano essere state posizionate non molto distanti una dall’altra, o che ci possano essere state dei punti di avvistamento intermedi. Da testimonianze ancora presenti sul territorio e da letteratura e cartografia, rileviamo che le torri costiere e lucane fossero : Torre Basento (poi Torre mare, oggi è una castello ristrutturato), Torre Salandrella (era nel comune di Pisticci, anche se nelle carte del censimento del 1600 del Regno di Napoli veniva citata come sita nel Comune di Bernalda.Dove era individuata topograficamente dalle antiche carte, oggi è stato realizzato un villaggio turistico ex novo). Torre della Scanzana(ristrutturata , a base quadrangolare e trasformata in ristorante) Torre dell’Agri (oggi Torre Mozza, è rimasto solo in nome, in stato di abbandono ,è limitrofa al grande complesso turistico Marinagri.) Torre di San Basile (non esiste traccia,dalla cartografia storica rileviamo che fosse tra le foce dell’Agri e del Sinni)), Torre del Sinni , (Nova Siri, non esiste traccia,era nei pressi della foce del Sinni), Torre Bollita (E’ una masseria ristrutturata a Nova Siri, la pianta è a base circolare), Torre Mattoni (è in Puglia ma sul confine lucano, vicino l’argine della foce del Bradano, è in totale degrado, è una torre a base rettangolare a tronco di piramide) Torre Accio è nell’entroterra,ma sempre sulla sponda di un fiume, allora navigabile,è la torre più importante nell’entroterra, distante 12 Km in linea d’aria dall’allineamento delle torri costiere, ma allo stato attuale è anche la torre più alta., forse perchè la più distante da avvistamenti intermedi? E’ un’ipotesi. Come le altre torri anche Torre dell’Accio è a base quadrata, a tronco di piramide , ma a differenza delle altre ha la sommità merlata, ma questa torre ha avuto un ruolo ben preciso per la gente di questa valle, in senso assoluto la più popolosa dai tempi della Magna Grecia fino al 1600. Nel corso del tempo, come è accaduto per le altre torri, anche Torre Accio è stata più volte ristrutturata e potenziata a giudicare dalle evidenti stratificazioni e sovrapposizioni di materiale, ciò dimostra la funzione di rilievo che la torre ricopriva sui dorsali delle colline, vicino al fiume condizionando nel tempo l’assetto e lo sviluppo del territorio. Da un’ osservazione attenta emerge anche una differenza di stile architettonico tra la parte superiore e la base, riferibili a periodi diversi. Sui tre lati rimanenti in corrispondenza dei solai sono presenti delle merlettature e delle decorazioni sugli infissi. Sono presenti anche delle forature quadrangolari che servivano per inserire le travi per il ponteggio. L'aspetto attuale della torre evidenzia fortemente l'alto stato di degrado e i numerosi successivi interventi di restauro e fortificazione. La struttura superstite è costituita da una sola parete interna con le due pareti adiacenti semicadute. Tuttavia è ben evidente quella che possa essere stata la struttura originaria della fortezza. Di pianta quasi perfettamente quadrata esse si innalzava per un altezza di circa 19 metri dai punto più basso del pendio collinare su quale giace. L'imponente costruzione si sviluppa su tre piani a cui si va ad aggiungere un seminterrato, totalmente privo di accessi alla parte superiore e, quindi probabilmente, adibito a funzione di magazzino. L' accesso a tale ambiente è posto al lato che guarda a nord, il lato più decorato dei tre rimasti in piedi. E' quindi ipotizzabile anche che la sua funzione fosse quella di trarre in inganno gli eventuali assalitori che ovviamente cercavano di conquistare l'accesso alla parte superiore dell' edificio. Tale accesso, dunque, era posto sul lato ovest della torre, il lato che oggi è completamente decaduto, a meno che esso non fosse costituito dall'apertura posta sulla parte sud (meno visibile), in verità piuttosto piccola come oggi ancora si presenta. L'aspetto esterno della torre denota un certo restringimento delle pareti verso l'alto, tanto che l'ultimo piano si sviluppa solo su poco più della metà dell'estensione della pianta. L'effetto di graduale snellimento è reso ancor più percettibile dalle presenza, nella parte superiore dell' edificio, di una certa alternanza di vuoti costituiti da volte. Anche la muratura contribuisce all'effetto di slancio dato alla struttura. Se infatti nella parte sottostante dominano evidenti i grandi tufi squadrati, man mano che la torre si erge, il taglio delle pietre va rimpicciolendosi finché nella parte superiore domina il laterizio leggero. La cornice esterna in pietra corrispondente all' ultimo piano, sembra proprio segnare definitivamente il passaggio dalla struttura rozza e pesante della parte sottostante alla struttura più elegante e slanciata della cima. La muratura, in particolare quella relativa ai primi due livelli, è realizzata con grossi ciottoli di fiume (quelli del Basento) di dimensione irregolare a pezzatura ridotta, intervallati da alcuni conci di tufo e un gran numero di scaglie di cotto, il tutto assemblato con un notevole quantitativo di malta. Negli spigoli sono sistematicamente utilizzati grossi conci di tufo tagliati con regolarità. L'apparecchio murario denota scarsa qualità: le pezzature di tufo sono sempre irregolari tanto da rendere necessario l'uso di grosse scaglie di cotto per regolarizzare il tutto. E' probabile che nella costruzione della torre siano stati utilizzati materiali scadenti o recuperati da altri edifici. In particolare il tufo, stante la notevole distanza dalle cave più vicine, potrebbe anche provenire dalle rovine di Heraclea. La parete che volge a nord, e quindi alla strada di accesso, è caratterizzata, a differenza delle altre, dalla presenza di ben tre finestre. La prima, che è anche la più decorata, è sormontata da uno splendido decoro costituito da un arco a sesto leggermente ribassato, formato da sette pietre sagomate tra cui molto evidente è il concio di chiave. La stessa struttura decorativa, anche se più irregolare e di evidente realizzazione posteriore, sormonta l'ingresso all' ambiente presenta una copertura a volte a botte, leggermente deformata dall' usura, quasi adiacente all' estremo superiore della suddetta finestra. Le altre due finestre quasi simili tra loro ma completamente diverse dalla prima, presentano evidenti segni di logoramento. Esse sono poste in corrispondenza del primo e secondo piano. Più povera e rozza è la parete Est, la prima ad apparire percorrendo la strada che accede alla torre verso Ovest, essa presenta nella parte superiore, coerentemente con il disegno delle altre facciate, degli archi a tutto sesto, leggermente differenti come dimensioni. Tutte le pareti esterne terminano con un bel profilo merlato ottenuto con piccoli elementi di cotto disposti a gradienti. L interno dell' edificio è assolutamente irriconoscibile per l' avanzato stato di degrado o di instabilità dovuti a crolli parziali di frammenti di solai e pareti più o meno recenti. Sono soltanto evidenti degli accenni di volte a botta che probabilmente costituivano il solaio del primo e del secondo piano. Non esistono tracce di quello che poteva essere il tetto dell' edificio. Dei vari piani non rimane quasi niente, e i pochi accenni di pavimento sono completamente rovinati dal degrado e ricoperti di vegetazione selvatica. Unico particolare interno degno di nota e quasi perfettamente conservato è la splendida scala a chiocciola che costituisce l’ unico accesso ai piani superiori dal primo piano, tale scala è racchiusa in un sistema ad angolo coincidente con lo spigolo Sud-Est, la scala è composta da circa 45 gradini.

Facile individuare l'eccezionalità paesaggistica del sito, le foto riportate in questo lavoro sono eloquenti. Questo rappresenta un raro esempio di bene storicoartistico in armonia con l'ambiente circostante, assieme al quale costituisce un sito di unicità irripetibile. La torre sembra che vigili ancora sulla vallata , a tutela di altri pericoli, quali le varie emergenze ambientali.

La torre si erge su tre livelli, ognuno di essi era un trivano per i cavallari che abitavano la torre. Sul livello superiore, in prossimità erano presente un balcone e sul terrazzo tra le torri merlate era presente la guardiania per l’avvistamento. Gli strumenti per l’allarme erano posizionati probabilmente sulla terrazza più alta. Non vi sono prove certe,ma probailmente sugli archi del livello superiore potevano essere posizionate della campane per l’allarme acustico.

1) Strumenti di tutela del bene stesso La Torre dell’Accio è inserita nell’Elenco Beni Architettonici del territorio di Matera tutelato mediante D.M. 24.09.84. Dal momento che la torre costituisce un bene artistico e soprattutto storico di un certo rilievo per il territorio lucano, per la sua salvaguardia si auspicano una serie di interventi di restauro che possano risanare le crepe ben evidenti su un lato e contenere gli inevitabili cedimenti dei muri perimetrali. Evindentemente l’essere in elenco non basta, la torre sta perdendo pezzi ogni giorno ed è vicina al collasso definitivo. E’ipotizzabile anche una ricostruzione della stessa torre come si sta già operando per il complesso benedettino dell’ abazia del Casale a Pisticci. L’ubicazione della torre, a qualche centinaio di metri dalla SS Basentana permetterebbe di utilizzare questa struttura per convegni, incontri culturali, premiazioni, per l’esposizione di piccoli oggetti della cultura contadina. Dal momento che la torre costituisce un bene artistico e soprattutto storico di un certo rilievo per il territorio lucano, per la sua salvaguardia si auspicano una serie di interventi di restauro che possano risanare le crepe ben evidenti su un lato e contenere gli inevitabili cedimenti dei muri perimetrali. E’ipotizzabile anche una ricostruzione della stessa torre come si sta già operando per il complesso benedettino dell’ abazia del Casale a Pisticci. L’ubicazione della torre, a qualche centinaio di metri dalla SS Basentana permetterebbe di utilizzare questa struttura comw contenitore culturale della civiltà contadina della Valle del Basento