Don Filippo Ambrosano, chi era costui

Continiamo le passeggiate nei luoghi della nostra storia, per ben due volte le passeggiate del gruppo PASSI CURIOSI CEA B&M, si cono concentrate sul Casino Ambrosano, un'antica masseria allo stato di rudere presente a solo  due Km da Bernalda. I partecipanti hanno poturo apprendere la strardonaria storia di Don Filippo Ambrosano, 

Don Filippo Ambrosano   è stato un'importante figura storica, avvocato  e cronista di Bernalda  vissuto nel XVIII secolo.

È ricordato principalmente per due ragioni fondamentali legate alla storia lucana:

La difesa dei cittadini: In qualità di dottore in utroque jure (laurea in diritto civile e canonico), si oppose fermamente alle mire del feudatario locale Perez-Navarrete. Difese i contadini bernaldesi dai soprusi del duca, in particolare impedendogli di appropriarsi della Cisterna Grande, una fondamentale riserva d'acqua pubblica della comunità.

Fu l'autore del celebre manoscritto Istoria Civica di Bernalda (1798). Questo testo rappresenta il primo tentativo organico e sistematico di documentare la storia, la vita sociale, le tradizioni e lo sviluppo urbano del comune lucano.  

La sua vita si interruppe tragicamente a Napoli nel 1799, dove fu sorpreso e perse la vita durante i violenti moti rivoluzionari legati alla Repubblica Napoletana. Il suo prezioso manoscritto è stato successivamente recuperato, trascritto e pubblicato in epoca moderna (nel 1997 a cura di Angelo Tataranno), rimanendo una delle fonti storiche più autorevoli per comprendere la società bernaldese del Settecento.  

Si riporta un' interessante recensione del libro Istoria Civica d Bernalda scritta da Notarangelo, Domenico


La rivoluzione napoletana del 1799 in Puglia e Basilicata   

Istoria  civica di Bernalda 1798

trascrizione, introduzione e note di Angelo Tataranno

1997, Antezza Tipografi, Matera

Il 3 maggio 1799, nella Chiesa Madre di Bernalda, il cardinale Fabrizio Ruffo celebrò messa prima di partire alla volta di Matera per sferrare poi il sanguinoso e decisivo assalto alla roccaforte repubblicana di Altamura. La decisione del porporato sanfedista di pernottare nel castello di Giuseppe Perez-Navarrete è da ricercare anche nel rapporto di parentela che intercorreva tra lo stesso Cardinale e il barone di Bernalda. Il barone, infatti, era figlio di Enrichetta Ruffo di Bagnara, sorella di Fabrizio Ruffo. Ragione sufficiente perché il Cardinale potesse sentirsi al sicuro trascor¬ rendo la sua prima notte lucana fra mura domestiche e protette. Tanto è testimoniato da Angelo Tataranno nella prefazione alla Istoria civica di Bernalda 1798 di Filippo Ambrosano, rimasto inedito per due secoli. Dopo tale tempo il manoscritto è finito nelle mani di Angelo Tataranno attraverso un lungo e fortunoso itinerario. Per la verità il manoscritto era già stato compulsato dal Definitor Lettor Lodovico da Bernalda, il quale ne tramandò una copia nel 1844 per gentile concessione di don Giuseppe Ambrosano, figlio di don Filippo, aggiungendo che il suo autore morì in Napoli nel 1799 «assassinato in propria casa nella crisi memoranda».

Angelo Tataranno si chiede a giusta ragione se anche don Filippo Ambrosano possa essere iscritto nel martirologio di quel tragico anno di rivoluzione, e ragionandoci sopra non ne esclu¬ de rattendibilità, considerando alcune circostanze che collocano l’autore del manoscritto al centro di intense e lunghe battaglie giudiziarie antifeudali. E proprio per questo, osserva Tataranno, il barone bernaldese, certamente responsabile di «spoglio universale delle difese, demanii e dritti universali», avrà avuto più di una ragione per odiare don Filippo che con le sue lotte giudi¬ ziarie metteva a rischio la roba dei Perez-Navarrete. Cioè del ni¬ pote del cardinale Fabrizio Ruffo. E infatti don Filippo nel 1784, quindi appena quindici anni prima della rivoluzione napoletana, aveva sostenuto «sessantatré punti di gravezze» nel Sacro Regio Consiglio contro le usurpazioni baronali.

Nel 1799, dopo che le orde sanfediste avevano riportato il Borbone sul trono napoletano, e col potere che il cardinale Ruffo deteneva nelle sue mani, qualcuno avrà pensato di far pagare il fio a don Filippo, magari ricorrendo a sicari nel clima di vendette e di confusione che regnava a Napoli. Tataranno giustamen¬ te scorge il nesso: don Filippo Ambrosano era stato il paladino delle battaglie giudiziarie contro le usurpazioni baronali, il baro¬ ne Giuseppe Perez-Navarrete ne era stato danneggiato, e come nipote del cardinale si trovava nella condizione di far pagare il fio a don Filippo. Sta di fatto che, come riferisce il francescano Padre Lodovico, proprio nel 1799 don Filippo viene «assassinato in propria casa nella crisi memoranda», anche se lo storico luca¬ no Tommaso Pedio non se la sente di annoverarlo nel numero dei Rei di Stato, né di ascriverlo tra i sostenitori di Pagano o di Caracciolo o di Eleonora de Fonseca Pimentel. Quando Padre Lodovico nel 1844 «appone la sua scarna nota a piè del lavoro di copiatura del testo» di Ambrosano, sul trono di Napoli c’è ancora il Borbone, ed è quindi vivo il clima di terrore che scoraggia il frate francescano a dire di più e a prendere posizione, ammesso che fosse a conoscenza di fatti e circostanze inedite, tant’è vero che «il buon frate francescano, in modo asettico, preferì definire quegli avvenimenti come crisi memoranda e non di più!». Quanto basta a Tataranno, così argomentando, per affacciare l’ipotesi non tanto peregrina che anche don Filippo Ambrosano possa avere un qualche diritto ad essere annoverato nel martirologio di quel 1799.

Angelo Tataranno, dal contesto delle considerazioni svolte da Filippo Ambrosano, cerca di ricavare anche l’ipotesi che Bernalda non fosse rimasta fuori dai movimenti che dettero vita agli eventi del 1799, e ne deduce che anche in questa parte del Regno le idee e i progetti rivoluzionari erano stati seminati ed avevano trovato sostenitori. Ma ammette che non si sa se vi sia stato issato anche l’albero della libertà. E allora resta solo la mes¬ sa di Ruffo del 3 maggio a documentare la presenza di Bernalda in quegli avvenimenti del 1799.

Enrichetta Ruffo di Calabria,  madre di Giuseppe Perez-Navarrete (immagine modificata con con AI)