Il tarassaco è un’altra pianta dimenticata e che va assolutamente recuperata nelle nostre cucine per le sue straordinarie proprietà. Il taràssaco comune (Taraxacum officinale) è una pianta comunissima nei nostri prati,appartiene alla famiglia dell asteracee (la stessa delle cicorie,indivia,margherite,ecc….) è una pianta a fiore , il nome del genere Tarassaco pare derivi dal persiano tarkhashqūn indivia selvatica o dall’arabo ṭarakhshaqūn cicoria selvatica, mentre il nome della specie Officinale, la dice lunga sulle sue comprovate proprietà medicamentose attraverso i secoli
È comunemente conosciuto a Bernalda e dintorni con il nome dente di leone o soffione, il nome soffione deriva dalla palla pieni di semi che si formano dopo la fioritura, da bambini usavamo soffiarci sopra per disperdere il suoi leggerissimi semi, dicendo “vai da papanonn”,ossia “vola verso il cielo e porta un saluto ai nonni che sono lassù”.
Nelle varie regioni italiane è nota con ii nomi,nonnino, cicoria selvatica, cicoria asinina, grugno di porco, ingrassaporci, brusaoci, insalata di porci, pisciacane, lappa, missinina, piscialletto, girasole dei prati, erba del porco . Il grande assortimento di nomi la dice lunga su quanto sia comune in Italia questa pianta.
Nelle nostre campagne è presente quasi tutto l’anno, fiorisce in primavera , ma il famoso soffione (infruttescenza) lo troviamo in estate. Dai racconti della tradizione orale sappiamo che il tarassaco era molto usato nella nostra cucina, anche se ad esso si preferivano le cicorie selvatiche. Le due piante si trovano nei prati contemporaneamente, nello stesso periodo e spesso vengono confuse e non di rado le raccoglievano insieme per realizzare n qualche piatto misto con la purea di fave.
Negli anni le cicorie selvatiche hanno presso il sopravvento sul taràssaco, ma le proprietà officinali del taràssaco sono di gran lunga più importani, in farmacia lo troviamo in tanti preparati a costi elevati.
E’ un vero toccasana per il nostro fegato, ha una azione depurativa in quanto stimola la produzione e il deflusso della bile, favorendo il buon funzionamento del fegato e l'eliminazione delle tossine.
Ha un effetto depurativo in quanto favorisce la diuresi e contrasta la ritensione idrica, non a caso in molte regioni italiane è noto con il nome di piscialetto. Ha una finzione digestiva e lassativa e contribuisce a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue.
Come cucinarlo?
Come le cicorie selvatiche, quindi bollito e poi insaporito con il nostro olio di oliva extravergine ed un pizzico di sale. Per gli amanti degli aromi, non guasta un pò di peperoncino e di aglio. Veniva utilizzato anche con la famosa purea di fave.
Ottimo è anche il suo utilizzo crudo in insalate insieme ad altre erbe selvatiche.
