"Tien a palm e damm l'ov ..." Usi e costumi del periodo pasquale bernaldese

 Usi, costumi e tradizioni della Pasqua bernaldese

 palma di olivoLe tradizioni pasquali bernaldesi non sono diverse da quelle degli altri paesi lucani e meridionali, ma come spesso succede ci sono dei distinguo da paese a paese. Rimembrando tra i miei ricordi di bambino negli anni 60 e 70, nonchè dai racconti dei miei cari, ben presenti ancora nella mia memoria, butto giù due righe nel merito.

In primis le celebrazioni pasquali religiose, le palme, lavanda dei piedi ,via crucis , la Pasqua e la Pasquetta, non sono mai mancate , non solo, ma erano molto piùtaralli con luovo partecipate e forse anche più sentite di oggi.

La Domenica delle Palme segnava l’inizio della Settimana Santa, ricordo negli anni 60,alla benedizione dei ramoscelli di olivo , era consueto vedere  in chiesa dei “covoni” di olivo ,come se la devozione al rito si dovesse misurare, dalla grandezza del mazzo . Non solo. Le crocette bianche, fatte dai teneri germogli della palme sul corso (dalle palme Phoenix Canariensis) , rappresentavano una chicca per le festa. Le palme sul corso Umberto venivano lettaralmente saccheggiate la settimana prima della festività da noi bambini, veniva asportato il tenero apice vegetativo per fare delle fascette bianche che venivano intrecciate e trasformate in candide crocette  , che, goliardicamente mettevamo all’occhiello delle giacche o del maglione. I più bravi,   riuscivano a fare intrecci   incredibili per trasformarle a loro volta in fiori simil-gigli. Delle vere opere d’arte.

Sia i ramoscelli di olivo che le “crocette”, venivano benedette e  poi diventavano un unico bouquet floreale che noi bambini portavamo in giro per distribuirlo ai parenti, amici di famiglia e al vicinato.

I bambini che portavano le palme a parenti ed al vicinato, erano gratificati sempre da qualche spicciolo, per cui a questa festa bisognava prepararsi per bene e per tempo.L’uso di portare la palme ed attendersi un regalo, viene da lontano, lo conferma il vecchio detto, “Tien a palm a damm l’ov... e se l’ov so cuatizz, te a palm e damm salzizz”  “trad. Tieni la palma e dammi le uova e se le uova sono già covate (quindi con l’embrione del pulcino) , tieni la palma e dammi la salsiccia”.  Questo uso viene da molto lontano, ossia da quando come gratificazione bastava un alimento, come potevano essere le uova o un pezzo di salciccia. Altri tempi.

L’uso di gratificare i bambini del quartiere che venivano in casa a farci visita, proviene da lontano, Durante la settimana di carnevale, i bambini del quartiere (eravamo veramente tanti), mascherati si preparavano una scenetta, da recitare mascherati, in tutte le case del vicinato, di solito erano finti combattimenti di spade fatte da manici di scopa. Mantelli fatti da grembiuli scolastici messi a mò di mantello  , con cappelli con falde del nonno ed una maschera do zorro. Non ci si poteva permettersi di piu.I cellulari sono venuti dopo!

taralli con finocchioAl termine della scenetta i bambini venivano gratificati con regalie, quali dolci fatti in casa, ma anche salsiccia, arance,ecc…. A fine serata si divideva il tutto, spesso litigando ovviamente. Come avveniva l’approccio in casa? Come farsi accettare? Con la fatidica frase,“Buonasera, signora accettate le maschere? e , sorridendo, la padrona di casa, ci spalancava la porta.  Chissà le famosa usanza americana del “dolcetto o scherzetto” non derivi da questa nostra usanza?  Una cosa è certa, “Buonasera, signora accettate le maschere? È sparita, mentre purtroppo il  “dolcetto o scherzetto” sta impervensando.crocette

Il periodo della Pasqua era caratterizzato dai dolci tipici fatti in casa e poi portati al forno di quartiere , per la cottura. Il trasporto era caratteristico, le donne riuscivano con una abilità incredibile , a posizionare delle grandi tortiere metalliche sulla testa ,aiutate da un fazzoletto piegato ad arte ad anello per rendere flessibile e pianeggiante la calotta cranica.

Nella settimana che precedeva la Pasqua i forni erano strapieni di tortiere ,di tutte le forme e misure,che occupavano quasi tutto il pavimento del forno stesso. Già i forni, ma quali erano i forni di Bernalda in quel periodo, forse mi mancherà qualcuno, ma che io ricordi, nel centro storico c’era il forno di Guardia (è ancora lì), nel quartiere Carrera c’era il forno di Santargelo(oggi Borgo San Gaetano), nella villa comunale vi erano due forni, uno è era in forno Disummo (oggi rivendita d cellulari) e l’altro era il forno di Renna (oggi cartolibreria). Salendo nella zona nuova i forni erano altri due, il forno di Marsicano, adiacente al Mulino omonimo e poi il forno Musillo nei pressi  di Via Nuova Camarda,

Quali erano i dolci tipici fatti in casa tipici di Bernalda? Le donne lucane armate di spianatoie o tavolieri (laniator) era tutte all'opera negli impasti fatti in casa,con farina di produzione propria.

Innanzitutto i taralli di Pasqua,con uova nell’impasto, con e senza la glassa, spesso anche con delle uove sode incastonato nel tarallo(scarcedda). I taralli con il finocchio e strutto (sugna). Poi i biscotti ,lievitati a forma di cono, e piatti noti con il nome di pastarelle.  Non mancavano poi panzerotti con marmellate ricotta e purcedduzze. Questi ultimi due tipici anche del Natale.

spianatoiaLa famosa ” pasta al forno” che oggi si  cucina in tutte le case, negli anni 60 era cotta al forno ,nel vero senso della parola, ossia nel locale forno di quartiere e poi portata a casa.donne con ceste in testa Lo stesso dicasi per la focaccia tradizionale bernaldese, fatta con pomodori interi e olio d’oliva

Oggi tali prelibatezze sono presenti sempre nei nostri forni e nei supermercati, ma negli anni 60 nei forni si vendeva solo il pane e per gustare qualche leccornia, bisognava aspettare le feste.

Raccontare il significato delle usanze pasquali  come lo scambio delle palme o delle uova  aiuta a trasmettere valori di speranza, rinascita e sacrificio alle nuove generazioni. Molte tradizioni pasquali, hanno origini antiche che uniscono elementi pagani legati alla primavera con quelli cristiani. Conoscerle permette di comprendere la storia e l'evoluzione della nostra cultura. Le usanze pasquali, come il pranzo di Pasqua o la gita di Pasquetta, sono momenti fondamentali per rafforzare i legami familiari e sociali.  I riti pasquali, spesso celebrati in comunità (processioni, benedizioni), rafforzano il senso di appartenenza a un gruppo o a un territorio, in particolare attraverso le tradizioni locali.