La rucola selvatica, la più amata dai buongustai della nostra cucina

rucola selvaticaLa rucola selvatica (Diplotaxis tenuifolia) è una pianta erbacea perenne spontanea della famiglia delle Cruciferae, si trova negli incolti ed anche nei terreni limitrofi ai campi coltivati di tutte le contrade del metapontino.

E’ nota per il sapore intenso, aromatico e piccante e le foglie strette, allungate e frastagliate, è possibile anche coltivarla nel nostro clima in terreni ben drenati. In estate produce bellissimi fiorellini gialli. La rucola selvatica (Diplotaxis tenuifolia) nn la troviamo nei fruttivendoli o nei supermercati,ma quasi maai nemmeno nei ristoranti, dove viene servita la rucola coltivata(Eruca sativa)pesto di rucola l le due rucole differiscono principalmente per sapore, forma delle foglie e ciclo di vita. La selvatica ha foglie strette, seghettate, un sapore molto intenso e piccante, ed è perenne. La coltivata ha foglie più larghe, sapore delicato, cresce rapidamente ed è annuale. Entrambe sono ricche di nutrienti, ma la selvatica è più aromatica ed è un’altra cosa. La rucola selvatica è ottima cruda, in insalate o per insaporire piatti di carpaccio, grazie al suo gusto forte,il suo pesto è straordinario. La rucola coltivata è più comune nelle insalate miste,nei panini e nelle pizzerie.

Entrambe le varietà sono eccellenti fonti di vitamine (A, C, K), fibre, calcio e potassio.. Sono veramente tante le proprietà della rucola. Ha proprietà depurative, digestive, toniche, antianemiche, stimolanti dell’appetito, epatoprotettive e rilassanti. È anche un buon antiossidante, e contrasta le patologie dell’apparato respiratorio. Contrasta il colesterolo “cattivo”, placa la tosse nervosa, combatte la stipsi ed è da sempre considerata un alimento afrodisiaco.

I Romani, che ne consumavano anche i semi, le attribuivano qualità magiche e la utilizzavano nei filtri amorosi, ritenendola il più potente tra gli afrodisiaci. La sua coltivazione era spesso effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità.I romani la ritenevano una pianta sacra al Dio Pirapo, ed era il simbolo dell'istinto sessuale e della fecondità maschile.
Ovidio nella Ars Amatoria la chiamava “eruca salax” o herba salax” cioè erba lussuriosa, sconsigliata in caso di delusioni d’amore.
Columella sosteneva: “l’eruca eccita a Venere i mariti pigri”.
Plinio asseriva: “si ritiene che il desiderio del coito sia stimolato anche dai cibi, come l’eruca…”.
Discoride, medico greco, affermava che mangiata cruda in abbondanza “destava Venere”.
Anche durante il Rinascimento si scrisse sugli effetti afrodisiaci della rucola, e l’erborista Matthias de Lobel (XVI sec.) narrava di certi monaci che eccitati da un cordiale a base di rucola, abbandonarono il voto di castità.

insalata di rucola