PATRIMONIO CULTURALE

Storie,leggende e miracoli

Erano gli anni settanta, quando una parte importante della piana metapontina, a valle della SS 106 era interessata dalla coltivazione del carciofo. Una coltura redditizia proprio in quella aree alluvionali, dove fare frutticultura era complicato per ragione di carattere pedologico e climatico. Ancora forti sono le immagini, nella mente di chi c’era, di cumuli di carciofi pronti per essere trasformati in mazzi da 10 capolini presso la COPOR di Metaponto, nei pressi della scalo ferroviario e della fila di trattori carichi del famoso ortaggio, pronti ad essere conferiti. Con la chiusura della famosa cooperativa e dell’elevato costo della manodopera, la coltura è stata quasi del tutto marginalizzata a pochi campi, ma è rimasta sempre una coltura presente nella cultura del mondo rurale bernaldese, tecnica tramandata da padre in figlio, siamo alla terza generazione di coltivatori di carciofi.
10968163 10204803962873076 1043369068 nOggi, grazie all’industria di trasformazione Orogel e a diversi giovani agricoltori che hanno riscoperto questo prezioso ortaggio “bernaldese” (consentitecelo, fa parte della nostra storia recente), il carciofo sta occupando un posto di primo piano nelle nostre campagne, al punto da poterlo promuovere come un altro prodotto identitario di un territorio. Oggi le superfici investite a questo ortaggio nel territorio di Bernalda sono veramente importanti e ne fanno in assoluto l’ortaggio autunno-vernino più coltivato. 
Le tecniche di coltivazione e soprattutto la sua utilizzazione in cucina, sono un bene immateriale, che si tramanda anch’esso da generazioni, esso va studiato, conosciuto, protetto, divulgato e valorizzato. 
Le caratteristiche del carciofo Il carciofo è una pianta “medicinale”, un alimento tonico, digestivo, contiene ferro, le attività farmacologiche conosciute sono l’azione più conosciuta e utilizzata è quella epato-protettrice. E’ ipocolesterolemizzante, infatti la cinarina contenuta nel carciofo in una buona quantità è risultata avere un importante ruolo nell’abbassare il livello del colesterolo. Tale effetto farmacologico è stato dimostrato da numerosi studi scientifici.
11045005 10204963596743823 8288330880128515726 nLa ricetta tipica bernaldese del carciofino sott’olio. A Bernalda si dice, “è la morte sua”, una metafora per indicare il modo migliore per apprezzarne le sue peculiarità organolettiche e le proprietà medicinali. I carciofi vanno cotti in pentola con acqua, sale e aceto, dopo averli privati delle foglie più esterne e delle punte. Raggiunta l’ebollizione, della poca acqua e aceto presente, si spegne la fiamma, si aggiunge del succo di limone e si lasciano a riposo per un’ora senza togliere il coperchio. Gli ortaggi cotti con questo semplice metodo esaltano il loro gusto originale permettendo un’ottima degustazione. Dopo vanno posti in vasetti di vetro con olio, rigidamente d’oliva extravergine, fino a coprirlo totalmente e l’aggiunta qualche foglia di menta fresca. Dopo qualche ora il carciofo è pronto per essere servito. 
419802 2849600513311 920814495 nIl segreto del carciofino bernaldese sta nella scelta dei capolini giusti, nelle tecniche di pulitura, di cottura e di condimento. E’ la ricetta base della nonna, quella che si tramanda, con diverse varianti, da generazioni, quello che i turisti apprezzano ogni qual volta si fermano nei nostri ristoranti tipici, il prodotto finale non si può descrivere, provare per credere cosa ci sia di diverso nel carciofino sott’olio bernaldese, rispetto a quello delle altre località.

Cime di Senape (L CIM D LASS'L)

Le cime di senape bollite, sfitte o con la pasta, sono una succulenza il cui uso nella cucina locale risale alle notte dei tempi. Se parlate di questo piatto ad un ottuagenario/a bernaldese ,gli si illumineranno gli occhi, di colpo nella sua mente riappariranno ricordi di odori e sapori ritenuti ormai perduti. La senape è presente allo stato selvatico ovunque in questo periodo, ovviamente in misura maggiore nei terreni incolti, nei campi di grano non diserbati, nei fossi e sui margini delle strade; i suoi fiori gialli in questo periodo caratterizzano il paesaggio nostrano.

La parte edule sono le cimette (da cui il nome l' cim) che vengono raccolte quandi i boccioli sono ancora chiusi(da Marzo ad Aprile), quando il giallo dei petali non è ancora visibile,con uno o due cm di fusticino tenero sottostante e qualche fogliolina tomentuosa.Le cime vanno subito lavate ,scolate e pronte per essere cucinate secondo varie ricette tradizionali bernaldesi. Lesse in acqua bollente e quindi saltate in padella con mollica sfritta con olio extravergine,aglio e peperoncino. Oppure le famiglie contadine tradizionali le usano al posto delle cime di rape, nel classico piatto con la pasta, ottime pure con le pennette.

Le cime hanno un sapore simile ai piatte con le cime di rape, di cui sono parenti molto strette dal punto di vista tassonomico, ma hanno un retrogusto di selvatico e rustico molto speciale. Le "cime" sono utilizzate in varie regioni d'italia meridionale ,soprattutto in Puglia e Sicilia,ma in Lucania,piuttosto consueto è stato l'uso nella povera e sana cucina contadina,oggi fa tendenza,soprattutto tra coloro che apprezzano il cibo sano, biologico e tradizionale. A Bernalda questo piatto, in questo periodo,era piuttosto comune nelle case contadine, noi proviamo a rilanciarlo, sperando che questo articolo sia utile a tutti coloro che non disdegnano  una degustazione caratterizzata da sapori che ormai si stanno perdendo nei ricordi dei nostri padri.

 

 

 

 

 

 

 

 

piatto di cime pronto ,con mollica,aglio, olio e peperoncino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Cime pulite e lavate, pronte per finire in padella. 

La nostra mission è promuovere la sostenibilità ambientale, lo facciamo anche attraverso la ricerca, valorizzazione e promozione della nostra demo-etno-antropologia.

Lo faremo attraverso ricerche, studi, manifestazioni, sagre e pubblicazioni.

 

Carciofini sott'olio

Cacioricotta Pitagorico

La scorzetta 

Pasta,cacioricotta e fagiolini

 Lampascioni di ...F.F.Coppola

 Le cime con la mollica

Non si ha la presunzione di suggerire viatici di sviluppo,questo sito si occupa di educazione ambientale,di sostenibilità, stiamo monitorando la nostra storia, attraverso i nostri angoli reconditi, i nostri usi e costumi ,il nostro linguaggio,le tradizioni ,gli oggetti e la nostra cultura. Una riflessione sul mondo rurale bernaldese vuole essere una promozione di un modus vivendi sostenibile e armonico, un veicolo per consolidare i legami tra i ragazzi e le loro famiglie , con le radici del proprio territorio. Uno sviluppo sostenibile deve necessariamente tenere in debito conto di tutto questo, Cea Bernalda e Metaponto ha un occhio di riguardo e sempre attento alle nostre radici. Quelle bernaldesi sono infisse nel mondo rurale, Bernalda-Metaponto e l’agricoltura, sono un binomio indissolubile, tutto da studiare.Lo studio e le riflessioni sul mondo rurale metapontino,iniziano proprio dello studio della Chora di Metaponto di cui ci siamo occupati il 26 Luglio nel convegno Ambiente e memoria dei luoghi

L’orografia

La grande pianura alluvionale del Metapontino, si estende per una lunghezza di circa 34 Km fra la Puglia e la Calabria ,con delle propaggini verso l'interno lungo le vallate del Bradano, del Basento, del Cavone, dell'Agri e del Sinni che si riversano tutti nello Jonio. Alle pianure fanno seguito, verso l'entroterra, altipiani costituito da terrazzi sabbiosi e conglomeratici,su uno di questi ,tra i bacini idrografici del Basento e del Bradano si trova il centro abitato di Bernalda,mentre tra le due foci di questi due fiumi c’è Metaponto. Tra gli altopiani fertili e rigogliosi ,vi sono quelle profonde incisioni descritte in questo sito come fossi e valloni, declivi più o meno accidentati che si affacciano sui fondo valle dei due fiumi menzionati.

Cenni storici della nostra agricoltura

La storia della agricoltura metapontina è ricca e datata grazie ai numerosi rinvenimenti archeologici di grotte sepolcrali, presenti in tutto il territorio di Bernalda-Metaponto , l’uomo da queste parti era presente già nell’era quaternaria.La spiaggia metapontina, un tempo certamente salubre, raggiunse le vette del più rinomato splendore, accogliendo le colonie greche di Metaponto, Eraclea, Pandosia e Siri, le produzioni agricole dell’allora pianura metapontina, ancora non trasformata in palude, erano oggetto di vivaci commerci con altri insediamenti achei della Magna Grecia. La bonifica metapontina ha origini antichissime ,forti sono i segnali di grossi canali approntati già nella Magna Grecia, artefici di un paziente lavoro di risanamento testimoniato dai resti di canali e strade. L'alleanza con Annibale e la conquista romana, invece, furono causa della cancellazione politica di Metaponto, dell'abbandono del territorio e dell'affermazione dell'economia latifondistica; questi fattori, in concomitanza di rovesci naturali quali la deviazione degli alvei fluviali e l'estesa inondazione della pianura, portarono all'irreversibile deterioramento dell'ambiente e le trasformazione di tutta la pianura meta pontina in un unico grande e malsano pantano, in cui la malaria la faceva da padrona . La storia della Metaponto di oggi è quella della sua Bonifica. Nell’epoca moderna questa è iniziata decisa e generalizzata dopo la costituzione, del Consorzio della Bonifica di Metaponto (1925) e, poco dopo, del Consorzio della Media Valle del Bradano (1931), dalla cui fusione ha avuto origine nel 1966 l'attuale Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto.

Un interessante approfondimento della storia di Metaponto con ampi riferimenti alla utilizzazione agricola del territorio lo troviamo nel libro “Metaponto” di De Julis". Cosa sia oggi l’agricoltura metapontina lo troviamo in questo importante lavoro pubblicato dal Dott. Mennone Carmelo, irettoredell’centro Sperimentale di Pantanello, e i dott.Michele Brucoli e Filippo Radogna , pubblicato sull’Informatore Agrario. Su questi temi tanto è presente in bibliografie e tanto ovviamente su internet, ma noi vogliamo andare oltre, anzi vogliamo entrare nello specifico delle tradizioni rurali prettamente bernaldesi.

Bernalda e la coltivazione della vite, una storia nella storia

Bernalda è la coltivazione della vite sono un binomio indissolubile, insieme hanno scritto la storia economica della nostra cittadina. Negli anni 70-80 le campagne bernaldesi erano tutte un manto di vigneti allevati a  tendone,ogni agricoltore bernaldese aveva almeno un ettaro di vigneto da coltivare , la famosa uva Italia è stata un motore di sviluppo incredibile per la nostra comunità. Innumerevoli anche gli ettari di uva da vino destinata ai tagli dei mosti dei vini doc di … tutta Italia(sic!!!) .L a coltivazione introdotta nella nostra zona da maestri viticultori pugliesi, ha determinato un periodo di prosperità in tutto l mondo agricolo bernaldese. Il settore primario cresceva e prosperava ,un fiume di denaro arrivava nella banche locali nel mese di settembre, di conseguenza prosperavano commercio, artigiano,edilizia e servizi. La monocoltura creava un vero e proprio distretto, unico in tutta la Basilicata.Le cause per cui una coltura così redditizia e fonte di grandi redditi, che non si sia propagata nelle campagne degli altri comuni della pianura metapontina, ma sia rimasta confinata quasi esclusivamente a Bernalda e Metaponto,è qualcosa di poco conosciuto . Negli anni 90 inizia il calvario commerciale della coltura ,una economia fondata su una sola coltura viene messa in ginocchio ,inizia una congiuntura pesantissima,che dura ancora. Oggi gli agricoltori parlano di quegli anni con mestizia, l’uso dell’imperfetto nei racconti è d’obbligo, le poche aziende sopravvissute alla crisi, in buona parte condotte da imprenditori non più giovani ,si guardano attorno e cercando di ripartire,con la frutticoltura.

Bernalda e le produzioni odierne?

Nella campagne bernaldesi si trova ottima frutta fresca: pesche, albicocche, kiwi, susine,agrumi. Tra le colture ortive sta ritornando con prepotenza la coltivazione del carciofo, vero protagonista degli ortaggi nelle nostre campagne qualche decennio fa. In merito si sta pensando ad un lavoro di riconoscimento territoriale della sua produzione. Tra le orticole un ruolo importante ce l’hanno i finocchi, le insalate a foglia,  i cavoli,  le rape, angurie e le cicorie.  Nelle aree limitrofe al centro abitato di Bernalda la coltura dominante è quella dell’ulivo con piante secolari che conferiscono al paesaggio bernaldese una bellezza da preservare. Da essi si ricava un olio extravergine di straordinaria qualità, poco valorizzato e pubblicizzato ,in quanto frutto di piccole produzioni. La coltivazione della vite è in stand bye, ma qualcosa sta cambiando, la cultura “vignaiola” dei nostri agricoltori è dura a morire,nelle nostre campagne si rivede qualche tendone di uve apirene(senza semi) e addirittura qualche nuovo impianto di vigneto per uva da vino. Già il vino, il famoso vino della terra dei greci. Qualcuno pensa ad esso come nuova frontiera dello sviluppo,può darsi, gli agricoltori bernaldesi sono troppo legati a questo tipo di coltivazione.

Bernalda e le colture scomparse

Abbiamo iniziato da poco un lavoro di ricerca delle colture autoctone del nostro territorio ,molte delle quali ormai estinte o presenti solo nei ricordi dei nostri anziani e/o come materiale genetico negli ultimi ambienti naturali rimasti ancora incontaminati (fossi a canali . Una vero e proprio patrimonio da ricercare,divulgare e valorizzare,prima che sia troppo tardi. Sulle monete greche, logo della nostra associazione, è presente una spiga di grano, testimonianza di un coltivazione che si perde nella notte dei tempi nel nostro territorio. Dicasi altrettanto della coltivazione dell’Ulivo e della Vite.

Nei racconti e da ricerche bibliografiche possiamo citare per esempio che ne nostro territorio si coltivava , durante il periodo del fascismo, il Cotone, ancora oggi a Metaponto scalo è presente un ex cotonificio in cui veniva lavorata la bambagia. Nel dopoguerra, il metapontino subisce un grande stravolgimento economico , culturale e sociale,irrompe la Riforma Fondiaria ,ancora non c’era l’acqua per irrigare e nelle nostre campagne si coltivava tabacco. Famiglie intere di leccesi hanno invaso le nostre campagne,a mezzadria, per questa preziosa coltivazione che dava reddito ai coltivatori ed agli agricoltori. Con l’irrigazione il territorio è stato destinato a colture più redditizie. Una storia tutta da raccontare è quella del tabacco nelle nostre campagne,una vera migrazione di intere famiglie di leccesi costretti a lasciare per sei mesi l’anno a vivere in condizione disumane nelle nostre campagne. Sono state composte anche delle canzoni in merito a quelle condizioni di vita difficili.

Dalla Corografia d’Italia 1832 troviamo la seguente citazione di Bernalda “…conta più di tremila abitanti ,vi si tiene una grossa fiera il 20 maggio e nel suo territorio si raccoglie tanta bambagia, zafferano e mele” . Della bambagia abbiamo già raccontato,ma dello zafferano e delle mele non c’è traccia nella memoria dei nostri avi.

Una coltura letteralmente sparita ,ma presente fino agli anni 70, è quella della Liquirizia, le radici di questa leguminosa venivano raccolte,spezzettate ,scorticare,essiccate e lavorate in uno stabilimento sito in contrada Carrera nel centro storico di Bernalda.Nei terreni argillosi di Metaponto ,questa pianta è presente in maniera abbondante con infestante dentro fossi e canali.

...la storia continua

Continua il viaggio di Cea B&M nei luoghi e nelle azioni che hanno fatto la storia della nostra comunità, monitorando i luoghi della produzione agricola, nello specifico i luoghi dello stoccaggio del grano e di altri prodotti agricoli, gestiti dall’allora Consorzio Agrario.

L’intento è parte della nostra mission, dare più forza al nostro passato, alle maestranze, al lavoro contadino e artigiano, allo scopo di costruire quella identità culturale attraverso la salvaguardia del nostro patrimonio, visto come matrice e strumento di sviluppo sostenibile. Non si apprezza e rispetta ciò che non si conosce.

Con questo articolo si vuole iniziare un lungo dossier, un lavoro ambizioso che sia un punto di partenza verso una ricerca storica ed antropologica più approfondita, nell’intento di coinvolgere altri protagonisti e professionalità, ma soprattutto le scuole. Il lavoro inizia dalle testimonianze dirette dei protagonisti ancora presenti, supportati dalla ricerca bibliografica.

 

L’iniziativa si prefigge l’obiettivo di fornire un contributo affinché la popolazione, e soprattutto i giovani, acquisiscano il valore identitario di alcuni manufatti o parti di esso, ancora presenti nel centro urbano di Bernalda e Metaponto, riconoscendo loro non solo il ruolo di testimonianza di cultura e abilità produttiva delle generazioni passate, ma anche di segni di connotazione di un paesaggio da preservare, pur nell'inevitabile processo di ammodernamento in atto.

Il Consorzio Agrario è stato il cuore pulsante a supporto di una economia basata quasi esclusivamente sull’agricoltura. Il Consorzio a Bernalda, ha visto come primo gestore B.Furlò, a cui seguì G.Verga, A.Caputi, fino alla liquidazione dell’Ente nei primi anni duemila.

I consorzi stoccavano produzioni, commercializzavano, gestivano i contingenti, trasformavano, fornivano mezzi tecnici e professionalità agli operatori del settore. I manufatti utilizzati dal Consorzio sono ancora esistenti e oggi sono utilizzati per altre finalità,ma almeno da punto di vista architettonico, in qualche modo, sono stati salvaguardati.

Ecco una sequenza fotografica.

 

1 CONSORZIO1

 

 

 Il lavoro è solo una prima bozza bisognosa di approfondimenti e correzioni. Noi di Cea siamo disponibili all'ascolto  dei protagonisti e di tutti i portatori di conoscenze e lo faremo in particolare  il 20 febbraio 2016 presso la Sala Incontro, sito deputato ogni anno al rinnovo del tesseramento Cea.