Stampa
Visite: 12191

Nella mission della nostra associazione  al comma C dell'art.2 è riportato:  Diffondere e promuovere la conoscenza del territorio attraverso la progettazione, attuazione e gestione di interventi rivolti alla tutela e alla valorizzazione dei beni naturali e culturali presenti nel territorio. Le nostre numerose attività sono la dimostrazione del nostro impegno in tal senso. Questo sito, sempre più visualizzato, è diventato una vera banca dati del nostro patrimonio culturale.  Ed è, nel contempo, uno spazio aperto per contribuiti che possano ancora di più arricchire la conoscenza e la divulgazione della la nostra storia

Non potevano mancare nel nostro sito  il Barone Consalvo de Bernaudo e sua figlia Cornelia, signori di Bernalda, rispettivamente figlio e nipote del fondatore Bernardino (o Berardino) de Bernaudo.

La loro storia è incredibile, meriterebbe una sceneggiatura per una rappresentazione teatrale o cinematografica. L'amico avv. Francesco Montemurro, sostenitore della nostra associazione, ha realizzato un saggio storico veramente straordinario sui personaggi de Bernaudo, un lavoro di ricerca importante durato due anni, tra archivi nazionali e spagnoli, un saggio che non può mancare nelle librerie di tutti i bernaldesi ,e non solo,  impegnati  nella valorizzazione  del nostro patrimonio culturale.

 

L'articolo che segue è una sintesi fatta dall'avv. Montemurro sui De Bernaudo.

Il Barone De Bernaudo eretico del Cinquecento e l'infelice matrimonio di sua figlie Cornelia. (Francesco Montemurro) Il libro può essere ordinato al seguente link :             https://cacuccieditore.it/montemurro-francesco 

Un personaggio sicuramente significativo della storia di Bernalda è il barone Consalvo Ferrante de Bernaudo (1500? - 1578), feudatario delle terre di Bernauda (Bernalda) e Montacuto (ora Montaguto in provincia di Avellino) dal 1520 al 1562 e poi, a seguito della morte della figlia primogenita Cornelia a cui donò in dote i due feudi,  dal 1566 sino al  gennaio 1578.

Consalvo Ferrante, figlio del nobile e famoso Berardino de Bernaudo, cosentino,  segretario delle Maestà Cattoliche aragonesi, si distinse per la sua partecipazione nel movimento valdesiano a Napoli, nel controverso periodo della Riforma e Controriforma.

La  nascita di Consalvo, quasi insperata, avendolo avuto il padre in tarda età, va a colmare la morte del fratello primogenito Gianluigi Consalvo viene battezzato a Napoli dal Gran Capitano spagnolo Gonzalo Fernandez  (Consalvo Fernando) da Cordoba.

Vivendo sostanzialmente a Napoli, sul finire degli anni 40 del Cinquecento, Consalvo iniziò a frequentare il teologo Juan de Valdes, uomo affascinante dalle belle fattezze e grande capacità di persuasione. Intorno allo spagnolo si riunisce una  parte importante della aristocrazia napoletana (Galeazzo Caracciolo che fuggirà a Ginevra, Giulia Gonzaga, Cesare Carduino, Gian Francesco Alois … ).

Il Valdes propugnava una fede intimista, spiritualista, senza mediazioni gerarchiche, prediligendo le letture di San Paolo. In realtà non consigliò mai  i suoi seguaci di staccarsi dalla Chiesa Cattolica, piuttosto li invitò a simulare di essere cattolici praticanti, pur non riconoscendo alcun valore all’autorità papale, alla confessione, al rispetto dei digiuni.

Il Nostro Consalvo iniziò sempre di più ad essere persuaso dalle idee di Juan de Valdes. Dopo la morte di Juan de Valdes a Napoli, Consalvo  divenne  un vero riferimento per i seguaci valdesiani, assumendo posizioni pubbliche sempre più imprudenti e anche oltranziste rispetto al pensiero originario del suo maestro. I suoi convincimenti diventeranno spiccatamente luterani e, per alcuni aspetti, anche calvinisti.

Alcuni degli incontri tra i seguaci di Juan de Valdes si svolgevano nel palazzo di Consalvo de Bernaudo, in largo san Giovanni a Carbonara a Napoli.

Nel luglio 1551, sotto il papato del discusso Giulio III, il vicere’ di Napoli, don Pedro de Toledo, scriveva preoccupato a Carlo V dicendo che il barone de Bernaudo stava creando agitazione  e disobbedienza con la sua setta e andava fermato  perché: “se questi baroni non rispettano Dio  e la religione come si potrà pretendere che rispettino Sua Maestà e le sue leggi?”

Consalvo venne arrestato nella notte del 18 settembre del 1552. In quella data l’inquisitore Giulio Antonio Santori  ordinò  una vera e propria retata di altri seguaci valdesiani.  Consalvo venne prelevato dal suo palazzo e portato nel carcere della Vicaria a Napoli. Gli sequestrarono il denaro che custodiva in casa e il cofanetto cilindrico dove conservava le sue lettere. Torturato e interrogato verrà condotto a Roma per essere processato. Gli atti processuale parlano di una  secta del barone Bernaudo.

In carcere, per le sue cattive condizioni fisiche, fu finalmente visitato da un medico, alla presenza dell’inquisitore Miche Ghislieri, che diventerà il futuro papa Pio V (1566-1572)

Dopo quasi due anni di carcere, nell’aprile del 1554, il barone, fu costretto ad abiurare subendo la condanna al carcere perpetuo nella “sua casa”, cioè agli arresti domiciliari, al pagamento di una ingente multa di 1500 scudi e alla confisca di un terzo dei suoi beni. Queste le imposizioni: pentirsi sincero corde, non frequentare altri eretici, non leggere ne conservare  i libri proibiti, non mangiare carni e latticini nei giorni proibiti,  far dire messa nella sua casa tutti i giorni, di confessarsi quattro volte all’anno.

Non rispetterà nessuna delle imposizioni della sentenza.

Subirà nel 1563 un secondo processo, legato alla  vicenda del matrimonio della figlia primogenita Cornelia, con il potente  spagnolo Juan de Soto.  Questi, totalmente invaghito della fanciulla, farà di tutto per sposarla. In principio subirà un netto rifiuto in quanto Consalvo desiderava far sposare la figlia ad un nobile. Il de Soto non si diede per vinto. Acquistò, infatti, il titolo di baronia da un certo Giovanni Geronimo de Gennaro, barone di Marzano ma l’acquisto del titolo non venne ratificato, cioè accettato da Carlo V.

Pertanto il matrimonio sembrava sfumato. Tuttavia Juan de Soto non si arrese. Continuò a ricattare il  barone Consalvo de Bernaudo. Cornelia diventò merce di scambio. La sua mano in cambio della liberta del barone stesso e di quella di due suoi amici valdesiani, Gian Francesco Alois e Bernardino Gargano, nobili casertani. Consalvo de Bernaudo inizialmente non cedette. Tale atteggiamento indusse Juan de Soto a diventare ancora più spietato e determinato. Denunciò infatti per eresia i due nobili casertani che vennero così arrestati.  Consalvo, temendo per la sua vita,  accettò di concedere la mano di sua figlia Cornelia.

Accadde tuttavia un vero e proprio colpo d scena. Cornelia, detestando in maniera assoluta Juan de Soto,   prese una posizione di dissenso al matrimonio molto coraggiosa. Scrisse una lettera al Vicerè di Napoli implorandolo “l’avesse fatta levare da casa de suo patre e fattala andare in alcun loco securo dove avesse potuto dire la sua volontà”. Il Vicerè, Pedro de Ribera, accettò tale richiesta, facendola rapire dai suoi uomini. Cornelia fu condotta nel Maschio Angioino!

Appresa la notizia il De Soto andò a protestare veementemente contro il vicerè, accusandolo di avergli fatto perdere l’onore, rapendo la sua futura sposa.  Il Vicerè replicò dicendogli: “Cosa credi, che io non renda  la giustizia?”

 Tuttavia il matrimonio si celebrò ugualmente nell’autunno del 1562. Si rivelerà un matrimonio infelice. La povera Cornelia, che, come detto,  aveva fatto di tutto per sottrarsi al matrimonio, morirà nel 1566.

Nonostante avesse tenuto fede alla sua promessa, il barone de Bernaudo venne arrestato nel 1563 e  Il 5 gennaio 1568, nella chiesa della di Santa Maria sopra la Minerva a Roma,  abiurò pubblicamente riuscendo a salvare la sua vita.

Fu condannato alla carcerazione perpetua, prevista per un massimo di 8 anni secondo il codice inquisitoriale. Probabilmente visse i suoi anni finali in un monastero, comunque in uno stato di detenzione..

Quello del barone Consalvo de Bernaudo è uno dei pochi casi nella storia dell’Inquisizione in cui si consentì all’eretico di abiurare per la seconda volta, senza subire la condanna a morte. Il Nostro barone morirà, come detto nel 1578.

Juan de Soto si rivelerà un infido personaggio Una visita ispettiva del cardinale Quiroga inviato a Napoli da Filippo II, lo smaschererà come un  pessimo soggetto, imbroglione e ricattatore.

L’Alois  e il  Gargano furono decapitati e i loro corpi bruciati il 4 Marzo 1564 in piazza del Mercato a Napoli. L’esecuzione causò gravi tumulti nella città campana.