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“Airone guardabuoi”, il colonizzatore

Da qualche anno a questa parte,  - agricoltori e allevatori se ne saranno accorti – anche nel territorio del Metapontino,  che la popolazione degli Aironi guardabuoi è decisamente in aumento. Alcuni avranno visto questo uccello in groppa ai grossi erbivori africani nei documentari, altri al seguito delle macchine agricole nelle nostre campagne impiegate per l’aratura dei campi, intento a banchettare con insetti, rane e topi beccando nel terreno smosso.

Nel delicato equilibrio del “sistema natura” gli uccelli migratori sono da sempre considerati efficienti sentinelle del riscaldamento globale. Si ritiene, infatti, che le loro rotte si modellino sulle variazioni ambientali e climatiche che caratterizzano l’habitat terrestre.
Perciò, stupisce che per l’Airone guardabuoi i motivi della migrazione siano stati l’antropizzazione e la diffusione dell’allevamento estensivo.
 
Recentemente alcune testate giornalistiche hanno affermato che tale straordinaria diffusione sia dovuto l’aumento delle temperature: «Le temperature più calde hanno attirato un uccello esotico africano che ha nidificato in Gran Bretagna. […] Mark Grantham, del British Trust for Ornithology, ha dichiarato: "Ora che hanno iniziato a nidificare, i nuovi nati dovrebbero rimanere in Gran Bretagna, divenendo residenti permanenti"[…].» (“L’Airone guardabuoi africano mette su famiglia in Gran Bretagna”, Times, 24 luglio 2008); «[…] gli “Aironi guardabuoi”, in particolare, sono indicatori di cambio climatico perché è dagli anni ‘80 del secolo scorso che questa specie, proveniente dall’Africa è andata diffondendosi in Italia dove ora è comune e nidificante.» (“Quegli aironi simbolo de

l cambiamento climatico”, Corriere Della Sera, 13 dicembre 2020).
Quanto c’è di vero in queste affermazioni?
Analizziamo la questione.
L’Airone guardabuoi (Bubulcus ibis) è un ardeide di medie dimensioni, piuttosto tozzo, se paragonato alla Garzetta. Ha il becco massiccio di colore giallo-arancio e il piumaggio bianco, che nella stagione riproduttiva acquisisce sfumature fulve su capo, petto e dorso. La sua dieta comprende insetti, piccoli roditori e anfibi, procurati affiancando le mandrie al pascolo – che con i loro passi spaventano la microfauna facendola saltare fuori dal terreno – oppure pedinando gli aratri. Nidifica in garzaie con altri ardeidi ed è un uccello spiccatamente gregario. Si tratta, inoltre, di un uccello estremamente adattabile che – a differenza di altri aironi – non necessita di vaste aree umide.
In Spagna la presenza stabile dell’Airone guardabuoi era già documentata all’inizio del XVII secolo (Gaspar de Escolano, 1611). Nel 1986 Avocetta (periodico di ornitologia del Centro Italiano Studi Ornitologici) dichiarava come – fino ad allora – l’Airone guardabuoi avesse già colonizzato la quasi totalità delle aree geografiche (due Americhe, Nord Africa, penisola Iberica, Medio Oriente e Francia); in Italia, dal 1842 l’uccello era stato sempre di comparsa irregolare e molto raro, fino al 1985, quando avvenne la prima nidificazione documentata in Sardegna.
Pertanto – con una presenza in Europa antica e così riccamente documentata, risalente già a quattro secoli fa – appare forzato attribuire la colonizzazione del Vecchio Continente a individui di Airone guardabuoi provenienti dall’Africa in tempi recenti spinti dal riscaldamento globale. Si tratterebbe, piuttosto, di dinamiche di popolazione legate a molteplici fattori, come ad esempio l’uso del suolo da parte delle popolazioni umane, la diffusione dell’allevamento di specie equine, ovine e bovine attuata dall’uomo e l’estrema adattabilità ai diversi climi e habitat che caratterizza questa specie.

di Silvia Sasso