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Rocco Crichigno detto Coppolone (nato a Montescaglioso il 1834, morto a Ginosa nel 1865). Era un brigante nostrano,ma non era un cattivo elemento, ma come tutti aveva i suoi quarti d’ora. Si racconta che dopo aver fatto 12 anni di servizio militare prima come garibaldino e poi nell’armata borbonica, finalmente a casa, ebbe bisogno dei documenti del suo congedo e soprattutto un pezzo di terra da coltivare, così come era stato disposto per gli ex garibaldini. Coppolone andò a fare richiesta al comune di Montescaglioso da dove lo mandarono a Potenza, cosa che lui fece pazientemente senza però concludere nulla. Perché da Potenza fu rimandato a Montescaglioso e da qui di nuovo a quel Distretto militare, per ben tre volte. Stanco della burocrazia e di questo andirivieni tra Montescaglioso e Potenza, si presentò al Comune deciso a risolvere la questione una volta per tutte, e davanti all’atteggiamento strafottente e scocciato dell’impiegato, perse la pazienza e gli mollò un ceffone da farlo sbattere violentemente sul tavolo. La sera si presentarono a casa sua due gendarmi che lo invitarono a favorire in caserma. Lui fece finta di assecondarli e, al momento opportuno, di corsa infilò la porta filandosela e dandosi alla macchia. Prima si arruolò con le truppe del generale Borges, un ufficiale catalano che lottò contro i piemontesi , arruolando briganti alla macchia nel Regno delle due Sicilie. Finita queste esperienza Coppolone ritornò in Basilicata,operò con le bande di Masini, Egidione e Percuoco. Attaccato il 23 agosto 1863 dalla cavalleria Mennuni, presso Irsina, perdette molti uomini. Nelle campgne di Montescaglioso lo raggiunge la moglie Arcangela Cotugno , diventando brigantessa ed impaurendo i contadini della zona.I reati più comuni furono rapine di animali, grassazioni, estorsioni, sequestri, incendi, ed infine attacco e resistenza alla forza pubblica nelle campagna di  Montescaglioso , Ginosa e Bernalda.Nel febbraio 1865 fu ferito gravemente nell’agro di Bernalda,probabilmente nei boschi della Bufalara, e, mal curato a Ginosa, morì poco tempo dopo. Sulla sua testa pendeva una taglia di 9.000 lire. 

Coppolone, rimasto uno degli ultimi briganti in circolazione all’epoca dei fatti narrati fu  tradito da un compare di sangiovanni e colto in una imboscata nei boschi vicino a Bernalda da alcune guardie nazionali di quel comune, rimanendo gravemente ferito e  portato al suo covo nella masseria Perrone a Ginosa dove il suo manutengolo lo curò chiamando, sembra, anche un medico da Ginosa, ma tutto risultò inutile, e morì due giorni dopo. Il corpo fu sepolto nei pressi della masseria a Ginosa. Un informatore della polizia avvisò i gendarmi della morte del bandito e questi vollero assolutamente il corpo e ,promettendo clemenza, convinsero alcuni banditi a farsi guidare nel posto ove era stato sepolto. Recuperato il suo cadavere, fu disinfettato, essendo già in stato di decomposizione ed esposto per alcuni giorni sulla pubblica piazza di Ginosa quale monito per chi avesse voluto imitarne le gesta, mentre il suo manutengolo, massaro Di Cardine fu condannato all’ergastolo, beneficiando di un indulto dopo molti anni quando ormai vecchio tornò al paese dove morì poco tempo dopo.

La moglie di Coppolone era Arcangela Cotugno, brigantessa,di 12 anni più grande del marito, il fratello seguì Garibaldi e combattè nella famosa battaglia del Volturno, seguì il marito in numerose azioni di brigantaggio,compreso un triplice omicidio a Bernalda. Si parla di lei di una donna fiera e coraggiosa ,abile a cavalcare ed a sparare, soprattutto negli scontri contro la guardia nazionale al fianco del marito. Gravemente malata si costituì , a Montescaglioso ed in carcere seppe della morte del marito.Condannata a 20 anni di carcere , morì pochi mesi dopo il processo.

 nella foto a sinistra Arcangela Cotugno