Scendendo lungo Corso Italia, la Chiesa della Madonna del Carmine si trova a destra. Fu costruita nel XVI secolo, aveva un solo altare ed era gestita da sacerdoti e da una confraternita di laici nel seicento e settecento. Ricostruita nel 1870 si arricchì di cinque altari e del campanile a due piani. Nell’interno si può ammirare, a sinistra in una nicchia il gruppo santuario del XVII-XVIII secolo raffigurante Cristo Crocifisso e San Matteo.
Alla sua destra vi è l’Evangelista, scolpito in pietra; Le due figure si diversificano sia per il materiale in cui sono state realizzate sia per l’impostazione stilistica. Da notare l’acquasantiera del XIX secolo in pietra e la scultura lignea della Madonna col Bambino; A destra in una nicchia c’è la statua lignea dell’Immacolata Concezione.

In merito alla Chiesa della Maddona del Carmine è d' obbligo citare il celebre saggio del prof. Franco Armento "Bernalda: chiese e clero nel XVIII secolo" di Francesco Armento, Bernalda, 1982, che descrive lo stato della chiesa secondo la descrizione scritta delle visite pastorali del 1544 , del 1628 e del 1726.

Nella prima visita pastorale del 1544 si legge: «La cappella di santa Maria lo Carmine est delli Confrarij et staj mezza discoperta et fuit mandatum ut ostendant titulum et conficiant inventarium quod mandatum fuit factum Stefano di Leonardo priori dictae confratariae».

La chiesa del Carmine è ancora in costruzione nel 1544 e, tenendo presente le notizie successive a tale data, si desume che le dimensioni della chiesa originaria erano notevolmente ridotte rispetto alle attuali. Faceva capo a questa chiesa una confraternita che ha avuto, per tutto il '600 e il '700, un’importanza determinante per la vita e la gestione del luogo sacro.

La situazione patrimoniale della chiesa, dopo circa un secolo di vita, è ottimale al punto che, in una visita del 1655, si può leggere che «visitavit ecclesiam seu cappellam Sanctae Mariae de Monte Carmelo. Habet unum altare cum omnibus necessarijs ad celebrationem et laudavit (...) ecclesia est annexa eodem reverendo Capitulo, habet confraternitatem cum suo vexillo, et aliis insignibus (...) habet campanile cum unica campana».

Un'altra notazione importante per la topografia di questa chiesa ce la fornisce l'arcivescovo Ryos Culminarez, nella visita effettuata il 23 maggio 1678. La chiesa è dotata sempre di un solo altare ed aggiunge «cum irnagine eiusdem Sanctae Mariae in muro depincta». In un secondo momento, si è nel 1726, si legge «nella qual cappella vi sta l'altare col quadro in tela di Maria Vergine del Carmelo».

Tanto I' affresco quanto il quadro probabilmente andarono distrutti in quello stesso anno o in quelli successivi, quando iniziarono i lavori di ampiamento della chiesa.

Nell’ inventario redatto nel 1726 infatti si può leggere: «come già presentemente hanno ammanite pietre, calce, e maldoni per ampliar detta cappella è maggior onore e Gloria di Dio, e Commodo dè Fedeli».

Segue l’elenco degli oggetti sacri appartenenti alla chiesa: «4 tovaglie d’altare - 4 candelieri di Legno – 2 angeletti – la carta di Gloria, in principio, e Lavabo di Legno colorito – 1 crocifisso d’ ottone – 4 cuscini, 2 di damasco rosso e 2 di tela – 6 Frasche di talco colorito – un’avant’altare di tela pitta – un altro di seta col fondo rosso ricamato d’oro – un tappeto di legno - un campanello – una cammisa – una pianeta di porta nova rossa e bianca -  un crocifisso ed una croce delle piaghe per quando vanno in Processione i Fratelli – una campana di rotolo 40 in circa».

Prima di esaminare l’organizzazione e i compiti della Confraternita facente capo a detta chiesa, si ricordano le ripetute ammonizioni dei vescovi al clero per quanto riguarda la sepoltura dei cadaveri. In tre visite consultate, una del ‘600 e due del ‘700, il Vescovo, dopo aver espresso il suo apprezzamento per le condizioni e lo stato generale della chiesa, ammonisce il clero officiente ad impedire che i cadaveri vengano trasportati in chiesa prima che siano trascorse 6 ore dalla morte, e 12 per la sepoltura «sub poena suspensionis a divinis».

Come mai queste disposizioni funerarie venivano esplicitamente ricordate per questa chiesa e non per le altre, tranne per la cattedrale?

La risposta ci viene fornita da un documento del 1726 che ci porta a conoscenza di come i cadaveri potevano essere seppelliti anche nella chiesa del Carmine.

Fa capo a questa cappella una Congregazione sotto il titolo della ‘Presentazione di Maria Vergine' fondata con il beneplacito di Monsignore Positani (1724) e del R.do Padre Domenico Bruni gesuita, il 10 novembre 1724.

Questa Congregazione si è dotata di regolamenti, statuto ed ha eletto le seguenti cariche: Rettore, Prefetto, primo e secondo assistente, un cancelliere. Gli affiliati a questa congregazione sono obbligati ad intervenire alle celebrazioni in ogni domenica e nelle altre sette, festività di Maria vergine;

ancora, in ogni seconda domenica del mese vanno in processione dal Carmine alla Chiesa Madre dove si comunicano «con grande edificatione del popolo».

I partecipanti organizzano la processione del Venerdì Santo e «con le corone di spine in testa visitano i Santi Sepolcri».

Ogni fratello, ancora, è tenuto al versamento di una quota mensile di due grana che in un anno formano un carlino e due grana. Troppo limitato in verità il contributo, anche per quei tempi, segno evidente che le condizioni economiche locali erano precarie in quanto bassa era la resa in agricoltura, sulla cui economia gravitava prevalentemente il Paese.

Comunque, il denaro ricavato era accuratamente custodito da un «depositario, seu casciero» in

apposita cassa chiusa con tre chiavi di cui una era tenuta dal Rettore, I' altra dal Prefetto e la terza dal Primo Assistente. Nel 1726 si trovano in cassa 40 ducati che devono servire per la celebrazione di

messe per la salvezza delle anime; come anche per l'acquisto di due grossi ceri che altrettanti fratelli portavano per l'associatura del Santissimo Viatico».

Nell’anno preso in considerazione, i fratelli appartenenti alla congregazione erano 145.

Nella seconda metà dell'800 la Chiesa fu ancora una volta restaurata per I’ interessamento dell'allora Cantore Don Domenico dell’Osso. Fu realizzata la cripta dell’altare maggiore e il campanile nella forma in cui ancor oggi si vede.

La cronaca dell’Anonimo precisa che il reverendo Dell’Osso, appartenente a nobile e facoltosa famiglia, «col far aggiungere la cripta (…) consumando del proprio, oltre l’obolo del pubblico, e quasi lire 8500, e nel dì 16 luglio 1870 con gran pompa si benediceva dal lodato Cantore e Rettore, con l’assistenza del Clero e coi superstiti Dei Padri Minori Riformati e dell’istessa congrega, giorno commemorativo della Titolare della Chiesa».

Trascritto  il 16/07/2021 da Mariapia Malvasi, classe 4C Liceo Scientifico M. Parisi di Bernalda