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Una specie di granchio alloctona, detto comunemente Granchio blu o Granchio Reale, di dimensioni notevoli, fino a 10x20 cm per 500 grammi di peso, sta colonizzando le foci dei  5 fiumi lucani, ma sono particolarmente interessati, in virtù della loro portata e bacino idrografico, i due principali fiumi ,il Bradano e il Basento.Il Granchio blu, è il Callinectes sapidus ,un granchio di origine atlantico/americana, molto adattabile, mobile e resistente al trasporto in acque di zavorra.   

. Osservato a partire dal 1949 nell’alto Adriatico, si è progressivamente diffuso ed acclimatato in tutto il mediterraneo ed è stato segnalato per la prima volta nel mare Jonio (foce del fiume Agri) nel 2008 .Abita estuari, specchi d’acqua retrodunali e acque costiere, è caratterizzato da alta fecondità ed un'atteggiamento aggressivo e non sono noti predatori naturali nelle nostre acque. Estremamente vorace e con grande flessibilità alimentare raggiunge dimensioni corporee rilevanti (fino a 0,5 kg) ed ha un impatto negativo sugli ecosistemi ospiti , potendo agire ad ogni livello   trofico; C. sapidus è, infatti, virtualmente in grado di predare e/o aggredire e/o disturbare qualsiasi animale acquatico (pesci, anfibi, molluschi, crostacei, insetti e giovanili di rettili e di uccelli), di nutrirsi di piante vive (superiori ed inferiori)e di materiale in decomposizione. C.sapidus rappresenta, quindi, un pericoloso driver di perdita di biodiversità autoctona per predazione diretta, per disturbo, per competizione (in particolare con altri granchi), per alterazione/eliminazione di habitat di origine biologica vivi (associazioni vegetazionali acquatiche e igrofile) o morti (necromasse vegetali).

Date le sue caratteristiche invasive C. sapidus costituisce quindi un fattore di rischio per tutte gli habitat igrofili e le specie acquatiche o che abbiano almeno una fase giovanile acquatica o dipendente da habitat igrofili (ad esempio per la creazione dei nidi). Nelle due foci Bradano e BASENTO, entrambe zone SIC, stanti le finalità conservazionistiche del (SIC) IT9220090 “Costa Ionica Foce Bradano” in cui ricade la riserva si citano ad esempio fra le specie protette dalla Direttiva 92/43/CEE Habitat, le tartarughe Caretta caretta ed Emysorbicularis , ma anche l'avifauna nidificatrice e la fauna autoctona delle foci.Fra le funzionalità ecologiche perdute o estremamente ridotte nelle foci dei nostri fiumi giova citare la produzione di vegetali (varie specie di canne e giunchi) che in Basilicata, come in molte delle zone umide italiane,venivano storicamente usati in edilizia (tetti), orticoltura (sostegni), casearia (fuscelle per ricotta e canestri per formaggi stagionati), artigianato (impagliatura sedie, ceste) e pesca (nasse). 

Come intervenire? In tutto il bacino del mediterraneo la ricerca e le iniziative non mancano, anche se i risultati per il controllo della specie non sono stati finora fruttosi, ma qualcosa occorre fare, una ipotesi plausibile, a basso costo che sta prendendo piedi soprattutto nell'Adriatico è ...l'ipotesi gastronomica. Non è uno scherzo.  L’innesco di una filiera alimentare basata su C. sapidus, ad oggi mancante in territorio lucano, che veda coinvolti operatori economici locali (pescatori e chef), permetterebbe il contenimento della specie esotica (e così il controllo dei danni da essa arrecati all’ambiente) e contemporaneamente assicurerebbe introiti in regime di economia circolare ed a Km zero. Dato il ciclo biologico della specie che colonizza zone umide interne per la riproduzione e le aree costiere per l’accrescimento,filiere che comprendano metodologie di pesca artigianali sarebbero assolutamente compatibili con la necessità di intervenire anche all’interno delle zone protette nell’assoluto rispetto delle necessità conservazionistiche di Rete Natura 2000.

Dal punto di vista gastronomico , questi nuovi “immigrati marini” sono già molto apprezzati dai palati fini pugliesi, che non disdegnano  il granchio blu sulle loro tavole. Da alcuni anni non a caso  le nostre foci sono invase da pescatori, soprattutto dalla vicina Puglia che riempiono secchi del prezioso crostaceo da destinare alle tavole imbandite di buongustai e di ristoranti  specializzati. Nonostante il colore alieno che lo differenzia dai tradizionali piatti che ritroviamo sulle nostre tavole, il Callinectes sapidus non solo risulta commestibile, ma ha pure una carne molto prelibata. “Bollito, con aceto e olio” sembra "sia la morte sua" così viene suggerito.

 Sembra persino sia ottimo per la salute: la “carne blu” risulterebbe infatti ricca di vitamina B12.